migliore sommelier Italia AIS Alessandro Nigro Imperiale

Come si diventa migliore sommelier d'Italia? Intervista ad Alessandro Nigro Imperiale, migliore sommelier d’Italia AIS

31 anni, pugliese, laureato in Viticoltura ed enologia e Head Sommelier al Four Seasons Grand Hotel di Saint-Jean-Cap-Ferrat, Alessandro Nigro Imperiale ha conquistato il podio più alto dell’AIS come migliore sommelier d’Italia. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo.

Intervista al migliore sommelier d'Italia AIS 2022: Alessandro Nigro Imperiale.

1. Intanto complimenti per il titolo appena conquistato di migliore sommelier d’Italia AIS. Com’è stato il tuo esame?

Sono un perfezionista di natura ma è stato un bell’esame, e sono ancora su una piccola nuvola per la soddisfazione...

È stato un giro del mondo: sono passato dall’Argentina, con la regione di Mendoza, al Barbaresco di Angelo Gaia, all’Australia con il Grange Hermitage di Penfolds Winery.

2. Partiamo dal principio: come è nata la tua passione per il vino?

A 18 anni ho iniziato a lavorare come cameriere in una trattoria a Foggia: studiavo ancora e di fatto vendevo bottiglie di vino. Così ho iniziato a incuriosirmi, affascinato dal fatto che dietro ognuna ci fosse un mondo, un terreno, un produttore, una regione… e ho quindi iniziato a studiare molto. Ho scelto la facoltà di Enologia all’Università e iniziato a frequentare i corsi da sommelier. Ho viaggiato parecchio e lavorato come enologo presso Villiera Wines, in Sudafrica, e Roussillon Domaine Grier, in Francia.

Poi ho scelto: cinque anni fa ho deciso di fare il sommelier perché mi piace il contatto con le persone, e sono andato a lavorare a Parigi presso La Dame de Pic e poi al Four Season Hotel George V. Oggi sono in Costa Azzurra, al Four Seasons Grand Hotel di Saint-Jean-Cap-Ferrat, Head Sommelier di un gruppo di 6 ristoranti, tra cui uno stellato, dove mi hanno inizialmente chiamato per rinnovare la carta dei vini, che prima era tradizionale e incentrata sui grandi classici francesi.

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3. Come ti sei preparato all’esame di migliore sommelier d’Italia?

Da tre anni lavoravo per questo concorso, per il quale non ci sono confini, a differenza del titolo da migliore sommelier della regione, che ho vinto nel 2019 per la Puglia, e dopo il quale sono stato catapultato di diritto nel nazionale. Lo studio è completamente diverso, più vasto, idealmente senza confini: non c’è solo il vino di tutto il mondo ma devi conoscere anche i distillati, i cocktail, la gastronomia...

Lo studio per il concorso da migliore sommelier d’Italia si prepara a tavolino, studiando molto, su tanti libri e non solo italiani o francesi. Penso al The World Atlas of Wine di Jancis Robinson per esempio…

Io l’ho preparato considerandolo un altro lavoro, extra rispetto alle tante ore di servizio, quindi studiavo la mattina presto e la sera tardi.

Si potrebbe pensare che il concorso sia facile per chi lavora nel settore ma non è esattamente così, per me il vantaggio è stato quello di non avere paura del palco, perché quella che svolgo tutti i giorni è un’attività – quasi teatrale – che ti abitua alla performance.

migliore sommelier Italia AIS 2022

4. Fare il sommelier come un esercizio teatrale?

Per me sì: come sommelier sicuramente racconti il vino ma soprattutto lo vendi e lo fai da un palco del tutto speciale, sei come un attore sul palcoscenico. Con la differenza che devi essere attentissimo al feedback di chi hai di fronte, capirne il gusto, conquistarne la fiducia e interpretarne le esigenze.

AIS in questo è molto forte perché mette al centro della formazione la consapevolezza che il sommelier è prima di tutto un comunicatore. Cioè a parte il sapere quando è stata la prima annata di Sassicaia, che pure devi conoscere, ti chiede di essere in grado di trasferire questa conoscenza.

5. Quindi qual è, per te, la dote più importante per un sommelier?

La comunicazione è una qualità chiave, per restituire la magia del vino. A questo si aggiunge la necessità di avere grande empatia: serve una spiccata intelligenza emotiva e leggere la psicologia di chi ti sta di fronte.

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6. Il momento più bello del tuo lavoro?

Quando capisco che un cliente è aperto a scoprire, a quel punto chiedo: “Posso consigliare?” Lo faccio col mio accento, ed è già chiaro che sono italiano. In quel momento c’è una grande opportunità di apertura: se funziona è bellissimo.

Se una persona ti chiede un Borgogna rosso è perché vuole grande raffinatezza, per contro-proporre qualcosa di diverso bisogna farlo sempre a partire dalle esigenze e dai gusti di chi hai di fronte. E per farlo bene bisogna avere assaggiato tantissimo.

Del resto i sommelier devono fare questo, farti scoprire qualcosa che non conoscevi: la scoperta porta più piacere delle cose tradizionali, quelle che ti sono già note.

7. Si profila un modo di vivere il vino soprattutto fatto di relazioni… c’è un altro aspetto, dei tanti che caratterizzano questo mondo, che ti appassiona particolarmente?

La condivisione è l’elemento principale. L’emozione più forte che può dare il vino è aprire una determinata bottiglia con determinate persone.

Questo mi commuove, perché alla base ci sono anni di lavoro da parte del vignaiolo e dall'altra la scelta di una persona di stappare quella specifica bottiglia con quelle persone, per una precisa ragione. È questo il bello del vino.

8. Non potremmo essere più d'accordo. Progetti e sfide future?

Io lavoro all’estero, in uno dei luoghi più importanti al mondo per il vino come la Francia, già questo mi dà tantissima adrenalina. Il titolo aggiunge responsabilità: ora devo indurire le spalle, consapevole che essere salito sul podio nazionale mi rende doppiamente ambasciatore dei vini italiani Oltralpe.

Nell’ultimo periodo ho studiato molto, l’obiettivo lavorativo ora è preparare il 2023, per la riapertura di febbraio. Devo per esempio formare dei nuovi sommelier.

Più in generale, so che devo fare bene, consapevole che tanti verranno da noi anche per via del mio titolo: non devo deluderli e focalizzarmi tanto sulla carta dei vini.

miglior sommelier Italia AIS 2022 Nigro Imperiale

9. Com’è la tua carta dei vini?

Ho una carta per il 60% francese, per il 30% italiana e il resto è diviso tra la costa mediterranea e il resto del mondo. Interpreto il mio lavoro come quello di un ambasciatore dei vini italiani, per i quali c’è un trend in forte crescita.

10. C’è una regione enologica che ti appassiona particolarmente?

Per quanto riguarda le regioni italiane sono appassionato delle Langhe, quindi di Barolo e Barbaresco. Poi c’è il lato affettivo, e quindi senza dubbio la Puglia.

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11. Hai un consiglio per chi si affaccia al mondo del vino?

Personalmente ho un approccio preciso per tutto: darsi obiettivi ed essere determinati. Nel caso del vino, se ci si vuole avvicinare a questo mondo per capire se farne una ragione di vita la cosa più diretta da fare è andare da un produttore e ascoltarlo parlare: in quel momento ti sta trasmettendo il lavoro di almeno un anno, ma generalmente di molto di più, e ti parla come se ti raccontasse di un figlio. A quel punto può davvero scoccare una scintilla per sempre. 

12. Sul finale, ci dici qual è il tuo vino del cuore?

Il Nero di Troia perché per me vuol dire casa: è un grande vino e nel tempo sono certo che si farà valere sempre di più.

Grazie!