Le selezioni di settembre - vini di altitudine

Le selezioni di settembre - vini di altitudine

Wine Box di settembre: vini di altitudine

Tappa 42, dedicata ai vini di altitudine

 

Azienda Agricola Le Rose, Genzano di Roma (RM)

L’azienda nasce nel 2003 nel piccolo comune di Genzano di Roma, con una convinzione semplice e decisa: portare la qualità di un territorio all’interno della bottiglia, senza stravolgere i ritmi della natura e della vite. Situata nella campagna di Velletri, a 480 metri sul livello del mare, tra le colline dei Castelli Romani, l’azienda punta a promuovere i vitigni autoctoni e storici del luogo, senza disdegnare l’innesto di nuove viti. A conduzione familiare, tutto il lavoro viene svolto in azienda con passione, sudore e dedizione, in un regime agronomico biologico, secondo una politica green in vigna e in cantina.

L’azienda offre anche servizi di accoglienza per visitatori e degustazioni guidate per farvi apprezzare appieno la loro “filosofia”, non solo di lavoro, ma anche di vita.

Grosjean, Quart (AO)

Punto di riferimento per la viticoltura di tutta la Valle d’Aosta, quella guidata da Vincent Grosjean è una realtà capace di raccontare i segreti di una regione che meriterebbe più attenzione per la qualità che sa esprimere.

La Famiglia Grosjean, infatti, lavora la terra – la meravigliosa terra della Valle D’Aosta – con passione e dedizione. Si prediligono uve autoctone, nel totale rispetto delle tradizioni. Coltivano con metodo Biologico con grande impegno. I loro sono vini sinceri e denotano un profondo attaccamento territoriale e storico che fanno davvero emozionare all’assaggio. Se passate di là, godetevi le visite in cantina guidate e le degustazioni.

Attualmente in conversione biologica, ogni intervento è profondamente legato al rispetto dell’ambiente circostante, Grosjean vinifica unicamente le varietà più tradizionali: dal muscat al petite arvine, dal petit rouge al fumin fino al pinot noir. I loro sono vini freschi, precisi, eleganti e sfaccettati. Vini con una longevità per certi versi inaspettata: tutti, dai bianchi ai rossi, sono infatti vini che sapranno evolvere magnificamente con il passare delle stagioni

Villa Spinosa, Negrar di Valpolicella (VR)

Villa Spinosa nasce nel 1990 ed è una magnifica azienda con sede a Negrar, ai piedi del colle Masua – cuore della Valpolicella Classica, una zona da sempre dominata dalla coltura della vite e dell'olivo, che trova nell'Amarone della Valpolicella uno dei migliori rappresentanti del territorio. Enrico Cascella Spinosa, il proprietario, con passione e determinazione ha recuperato gli antichi ambienti rurali della tenuta (alcuni risalenti al Settecento), trasformandoli in moderni ed efficienti spazi produttivi, dove produce infatti i vini tipici e iconici del territorio. Passione e attaccamento al territorio sono le parole chiave di questa realtà che anno dopo ogni anno migliora la sua offerta in termini di qualità e unicità. Una azienda che offre ai suoi ospiti degustazioni guidate, visite in vigna e la possibilità di fare una chiacchierata (e domande!) direttamente al giovane e entusiasta enologo.

Claudio Cipressi, San Felice del Molise (CB)

San Felice, Campobasso, Molise. Una regione che giustamente e con grande dedizione si sta ritagliando uno spazio che le spetta di diritto nel mondo vitivinicolo in Italia.

Claudio Cipressi porta il Territorio unico e inimitabile del Molise nelle sue bottiglie con vini Autentici e Autoctoni, alcuni davvero singolari e “Di nicchia” come la Tintilia – l’uva a bacca rossa storica del territorio.

L’azienda si trova a San Felice del Molise, in provincia di Campobasso e i 16 ettari di vigne stanno a 600 metri sopra il livello del mare, questo consente alle uve di godere di una escursione termica in grado di donare al prodotto finale caratteristiche uniche e di grande spessore.

L’azienda è biologica e lavora con metodi non invasivi, per preservare appunto la tipicità e tutte le sfumature originali delle uve in coltivazione: tintilia del Molise, montepulciano, falanghina e trebbiano.

 

BOX ENTUSIASTA

 

Gamay, Grosjean

Prodotto a 700 metri sul livello del mare.

Macerazione con le bucce per 5-6 giorni con tre rimontaggi al giorno a temperatura controllata. Affinamento in acciaio.

Rosso rubino intenso, già alla vista si denota un caratterino niente male, di quelli tipici di chi non ha paura di mostrarsi al mondo per quello che è.

Vino limpido e pulito, la consistenza è buona - gli archetti sono abbastanza fitti e in discreta quantità.

Il carattere pimpante già intravisto è confermato dall’olfatto. Un naso diretto e pulito: frutta secca rossa, prugne, cioccolato, cuoio. Alcune note olfattive risultano più verdi di altre, più muscolose e irruente.

Una buona intensità e una chiarezza di intenti sorprendente per un vino così giovane.

In bocca questo vino dimostra un carattere diverso. Il piglio esuberante e vivace del naso lascia spazio a una delicatezza inaspettata. Il vino – secco – risulta ben bilanciato con tannini leggeri, mai fastidiosi o pesanti. La persistenza, così come la complessità, nella media. Lascia una bocca estremamente pulita e fresca.

Il vino risulta abbastanza armonioso tra le morbidezze e le durezze.

Questo Gamay non ha ancora raggiunto la piena maturità. Le caratteristiche, l’acidità e la struttura per un ottimo affinamento in bottiglia ci sono. Si consiglia di berlo tra 2/3 anni per apprezzarne le note più mature.

Perfetto con primi con salse di formaggi non troppo pesanti, zuppe di fagioli e carni non eccessivamente stagionate. Degustare a 16° C, fresco ma senza esagerare: c’è un equilibrio sottile da mantenere per riuscire a cogliere tutte le sfumature di questo Gamay.

 

Lazio Bianco Biologico, Le Rose

verdicchio 60%, bombino 20%, grechetto 20%, coltivati nelle colline dei Castelli Romani di fronte al mare.

Siamo nel Lazio, regione che ha saputo distinguersi con vini come il Cannellino di Frascati o il Cesanese del Piglio, Frascati superiore e altre realtà di grande spessore. Non sono questi però gli unici attori nello spettacolo vitivinicolo di questa meravigliosa regione.

Alla vista, il vino risulta cristallino, di un colore giallo verdolino con sfumature tendenti al paglierino. Bellissima la consistenza di un vino giovane e pieno di vita. Non presenta alcun tipo di difetto.

Al naso, a calice fermo: mediamente intenso e complesso, di qualità elegante e fine. Roteando il calice arrivano sentori di fiori freschi e una leggera nota di erba cipollina, una mineralità che invita all’assaggio e stimola i sensi.

Al palato: un vino secco, che si fa bere con estrema piacevolezza e con una morbidezza ben rapportata alle durezze. La beva è fresca senza scadere nell’acidulo, la mineralità percepita al naso si ritrova anche in bocca. È proprio questo gioco freschezza-sapidità a invitare al sorso ancora e ancora. Non stanca mai la bocca. La qualità del vino è fine, senza alcuna sbavatura.

Un vino da bere “così com’è”, nella sua semplicità e nella sua schiettezza, sin da subito.

Si può degustare anche da solo, non ha bisogno di aiuti esterni per esaltare il suo carattere puro e sinceramente buono. Se lo vogliamo abbinare a qualcosa? Verdure in pastella, riso freddo, piatti leggeri, con condimenti non troppo marcati; gnocchi di patate. Servire a 13 gradi circa, per chi, come il sommelier Francesco Bianchi, non ama le temperature troppo basse.

 

Valpolicella Classico, Villa Spinosa

I vitigni sono quelli autoctoni del territorio: Corvina Veronese e Corvinone, con piccola percentuale di Rondinella. Affinamento di 5 mesi in acciaio, 3 in bottiglia.

Vino decisamente territoriale, fatto tra 230 e 423 metri sul livello del mare.

Alla vista il vino si presenta limpido, con un colore brillante rosso porpora, senza alcun tipo di particella in sospensione, la consistenza è quella che ci si aspetta da un vino di questo tipo così giovane. Dinamico e vivo nel calice.

Al naso a primo impatto risulta quasi timido, per poi schiudersi una volta che il calice viene roteato.

La qualità olfattiva è fine, tra frutti rossi, una leggera nota di amarena e chiodi di garofano, fiori rossi secchi. E poi delle note erbacee leggere. Un naso fresco che invita alla beva in modo quasi ipnotico.

In bocca l’entrata è di discreta intensità, i tannini sono morbidi, la persistenza nella media. Come si beve bene però!

L’alcolicità (12,5%) è quasi impercettibile, rendendo questo vino un ottimo compagno anche nelle giornate calde, pur essendo un rosso.

Al palato la giovinezza di questo vino viene fuori, senza però mai sfociare nella freschezza intesa come acidità o durezza, per una beva molto invitante.

Può essere bevuto da subito, se si cerca una beva fresca e dinamica. Ha l’acidità necessaria a una ulteriore evoluzione in bottiglia ma a noi piace così com’è: schietto e diretto.

Si abbina a piatti non troppo strutturati e antipasti di terra, tagliatelle ai porcini e carni allo spiedo non troppo speziate. Ottimo anche come “vino di apertura” per poi andare a scalare su vini, magari sempre veneti, di maggiore struttura e complessità. Un vino giovane di cui si apprezza al massimo la vitalità se appena fresco, a una temperatura di 16 gradi circa.

 

BOX ESPERTO

Petite Arvine, Grosjean

L'Italia è meravigliosa. In qualsiasi regione si trovano eccellenze di qualità inaudita.

Il Petite Arvine di Grosjean “Vigne Rovettaz” è una bottiglia davvero interessante.

Prodotto nel vigneto Rovettaz, a circa 680 metri sul livello del mare.

Affina 8 mesi sui propri lieviti: una parte in acciaio, il restante 30% in barrique di rovere francese. Seguono 3 mesi in bottiglia.

Vino biologico della Valle D'Aosta, l’etichetta dei Vignaioli Indipendenti troneggia coraggiosa in questa capsula color oro.

Le uve autoctone, quelle legate al territorio, quelle che non hanno paura di resistere e di mostrare sé stesse sono originali, vere, romantiche. Questo Petite Arvine è così: decisamente originale.

Alla vista si presenta di un colore giallo con riflessi dorati, timidi e molto eleganti. Assolutamente cristallino, non presenta alcun tipo di difetto. Preciso e pulitissimo.

Se si chiudono gli occhi, si possono immaginare quelle terre meravigliose e incontaminate dove si coltiva questa uva così “nostra”. Al naso esce il carattere: una nota intensa, quasi pungente, mai aggressiva. Abbastanza complesso e fine nelle sfumature, la frutta e la mela verde escono di prepotenza. Pare di morderla, questa succosa mela!

Una leggera nota erbacea e minerale si libera quando si rotea il calice: è emozionante scovarvi all’interno queste caratteristiche così pure e nitide.

Al palato è una carezza di qualcuno che ci vuole bene. Entra con delicatezza e lo fa con una classe sorprendente. Si beve dannatamente bene.

Un vino cristallino, un “laser”, si direbbe. È preciso, diretto e assolutamente vero nelle sue intenzioni. Un vino che risulta morbido senza essere alcolico o stucchevole. Una persistenza equilibrata e una armonia generale lo rendono un grandissimo ambasciatore di questa uva valdostana.

Da bere ora o attendere un paio di anni perché può ancora crescere.

Si abbina a piatti a base di formaggi, come la fonduta, o a un pesce affumicato. Perché non con un baccalà? Lo si degusta a 12 gradi, per cogliere al meglio tutte le sue sfumature.

 

Settevigne Tintilia del Molise, Claudio Cipressi

Questa è una bottiglia davvero unica.

Uve coltivate a 520 metri di altitudine affinate in acciaio per 24 mesi, in bottiglia 6.

Un vino prodotto da uve 100% Tintilia del Molise, rara gemma del Molise quasi sconosciuta. L’esclusività e l’originalità, intesa come unicità, di questa bottiglia rendono euforici.

Il vino è biologico certificato ICEA. Alla vista, si presenta di un colore rosso rubino intenso con sfumature tendenti a note più mature e seriose, senza alcuna particella in sospensione e con una consistenza degna di un vino di grande spessore. Un vino “importante”.

Al naso poi, che dire? Intensità schietta e decisa, da chi non ha paura di dire la sua. Prevale una nota speziata e a seguire frutta scura, buia come la notte: prugna succosa, lampone. Una nota balsamica affiora quando si rotea al calice, grande maturità olfattiva ben scandita a ogni giro “di naso”.

Qualità fine e chiarezza di intenti rendono questo vino strepitoso al naso.

Al palato l’entrata è decisa ma non sgraziata, con tannini morbidi e alcolicità moderata. Il vino ha carattere, ma non risulta mai pesante sui recettori della bocca, non la stanca come fanno tanti rossi famosi e blasonati tanto apprezzati nel mondo della sommellerie.

L’armonia è netta e la qualità indiscutibile, questo vino è fatto per essere bevuto e amato adesso.

Ora è nel suo picco organolettico: va degustato senza indugio, a 18° C.

Si abbina a carne saporita e speziata, formaggi erborinati, parmigiano stagionato.

 

La Faiola Rosso, Azienda Agricola le Rose

L’azienda Agricola le Rose sa stupire con i suoi vini naturali.

Cesanese in purezza.

All’esame visivo si mostra subito cristallino, senza alcun tipo di imperfezione o particella in sospensione. Il colore è un rosso porpora non troppo intenso, la consistenza è dinamica e vivace.

Una bella analisi visiva apre le porte a una altrettanto intrigante analisi olfattiva.

Un naso complesso, con qualità e complessità sorprendenti per un vino così giovane. Frutta scura succosa, mora, prugna. Ancora una nota lieve di tabacco e di fiori rossi, una nota erbacea.

Al palato c’è una notevole sorpresa, perché il vino risulta di una piacevolezza sconvolgente e quasi ci si dimentica di bere un rosso.

Una intensità di entrata molto elegante accompagnata da una morbidezza assolutamente bilanciata rende questo Cesanese una goduria per il palato.

Il tannino elegante e ben dosato trasforma il sorso un piacevole momento di distacco dalla realtà. Ottima la bevibilità.

Al palato resta un piacevole sentore di frutta scura che svanisce lentamente.

Il vino è armonico e assolutamente pronto per essere bevuto.

Per esaltare le caratteristiche di questo vino abbinarlo a carne di vitello, a una linguina al ragù di lepre ma anche a una saporita porchetta di Ariccia. Degustare a 17° gradi circa.