vigne grecia

Tutto quello che c’è da sapere sui vini greci

I vini greci non sono certo i protagonisti delle degustazioni di vino nel mondo, ma possono riservare sorprese e sono terreno di scoperta per winelover curiosi e appassionati. Se la produzione vinicola greca si è caratterizzata in passato specialmente per la produzione di vini dolci, in particolare dei celebri Retsina, vini resinati greci sinonimo di vino greco in tutto il mondo, oggi il panorama è più interessante. Una guida completa firmata Sommelier Wine Box.

Guida completa in 10 punti ai vini greci: vitigni, zone di produzione, abbinamenti.

L’importanza del vino nella cultura greca

La Grecia è il paese vitivinicolo più antico d’Europa e qui la viticoltura è attestata già nel 2.000 a.C.: lo dimostrano i ritrovamenti archeologici e la centralità nella mitologia del dio Bacco, il dio del vino. I Greci usavano praticare il simposio, al termine dei banchetti, cioè discorrere di politica, arte e filosofia, sdraiati sui triclini bevendo vino.

Il ruolo giocato dai Greci per la cultura enologica mondiale è cruciale: in tutti i territori che hanno conquistato hanno esportato la coltivazione della vite, e la staffetta è stata poi presa dai Romani.

Cosa bevevano gli antichi Greci?

Nell’antichità, i Greci bevevano qualcosa che oggi faticheremmo a riconoscere, perché diluivano il vino con acqua (anche di mare) per alleggerirne il contenuto alcolico, e talvolta aggiungevano anche miele, erbe aromatiche o spezie per migliorarne il sapore o resine per favorirne la conservazione.

Seguendo un cerimoniale complesso, il simposiarca (una specie di proto-sommelier) diluiva il vino, decideva la quantità da bere e scandiva i diversi momenti del simposio.

La viticoltura greca conosce un netto declino nel Medioevo, quando la produzione si ripiega quasi esclusivamente nei monasteri, e si indebolisce ulteriormente durante la secolare occupazione turca (dal 1453), anche se non sparisce del tutto perché la produzione di vino non viene vietata ai Cristiani.

Solo nel Novecento c’è stata una ripresa nella produzione, specie dopo la Seconda Guerra Mondiale, e più oltre un miglioramento qualitativo aiutato dall’ingresso della Grecia nell’Unione Europea: questo ha favorito gli investimenti tecnologici, il recupero e un aggiornamento di stile nella produzione, il rafforzamento della qualità e dell’attrattività dei vini greci sui mercati internazionali.

Come si coltivava la vite nell’antica Grecia?

Gli Antichi usavano dei sistemi molto particolari di coltivazione e potatura della vite, come l’alberello (caratterizzato potature severe) o addirittura lasciate strisciare sul terreno.

Alcuni dei vitigni coltivati sono quelli che conosciamo per essere tipici dell’Italia del Sud, la Magna Grecia (anche se è difficile essere certi che quelli di oggi siano identici a quelli del passato): aglianico, fiano, greco, grechetto e falanghina.

Anche la vinificazione era molto avanzata nel mondo greco: per esempio iniziava subito dopo la raccolta, in tinozze direttamente in vigna, o ancora si usava la resina per proteggere il vino dall’ossidazione.

Cosa si beve in Grecia oggi?

Se oggi non si bevono più come un tempo i Retsina (vini leggeri, aromatizzati con resine di pino e miele), il gusto contemporaneo premia sempre la produzione di passiti, che in Grecia è piuttosto straordinaria: tra questi il Moscato di Samos, il Mavrodaphne di Patrasso e il Vin Santo di Santorini.

Ai vini bianchi – dolci e secchi – si affiancano i rossi anche in interpretazioni moderne, per cui la tradizionale asprezza dei vini locali è mitigata dall’introduzione di varietà internazionali e dall’affinamento in barrique.

I numeri dei vini greci

Oggi si contano in Grecia 120 Indicazioni Geografiche Protette (IGP) e più di 30 Denominazioni di Origine Protetta (DOP).

Nel 2021 il valore delle esportazioni di vino greco è stato di circa 85 milioni di euro. La produzione si è assestata intorno ai 2,5 milioni di ettolitri per una superficie di circa 100.000 ettari vitati.

Una curiosità: ad Atene si è recentemente tenuta la più grande mostra di vini greci (Oenorama: Atene, 12-14 marzo 2022), dove sono stati presentati circa 3.000 vini, prodotti da 250 aziende vinicole greche.

I vini bianchi costituiscono il 70% della produzione, i rossi il restante 30%. I tradizionali Retsina coprono il 30% della produzione, consumata quasi del tutto nel mercato interno.

Il consumo di vino in Grecia nel 2021 è stato di circa 2,2 milioni di ettolitri.

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Terroir della Grecia: clima e suolo

La Grecia ha un clima mediterraneo. Le temperature medie molto elevate, specie nelle isole e nel sud del Paese, spingono a impiantare vigneti in altitudine, per sfruttare le escursioni termiche e ottenere uve ricche di aromi che si esprimono al meglio nella produzione di vini dolci, come il Vin Santo di Santorini.

Le piogge sono scarse e concentrate in autunno e in primavera: questo non causa problemi di maturazione se non talvolta nelle zone in altitudine della Grecia continentale (Peloponneso e Macedonia).

Le Isole Cicladi si caratterizzano per il suolo vulcanico e per le rocce scistose che conferiscono ai vini mineralità.

Terreni petrosi sono tipici delle Isole Ioniche: qui si incontrano viti a piede franco, cioè dotate di radici proprie, libere, non innestate su radici di piante americane.

I terreni calcarei di Macedonia e Peloponneso sono adatti anche alla coltivazione di uve a bacca nera. Qui c’è spesso un sottile strato di argilla, creta e marna che, permettendo alle radici di attingere acqua, favorisce una maturazione dell’uva lenta e produttiva.

- Per capire le viti a piede franco, leggi anche: cos'è la fillossera

Quali sono i vitigni greci?

Gli ampelografi hanno identificato circa 300 vitigni autoctoni in Grecia, alcuni da tavola, altri usati per produrre vino.

L’80% dei vitigni greci sono a bacca bianca, in particolare:

  • assyrtiko, vitigno originario di Santorini (Isole Cicladi), piuttosto noto, che dà origine sia a grandi vini bianchi con note di frutta tropicale e spezie, adatti anche al passaggio in legno, sia a vini freschi e profumati di frutta e fiori bianchi che a dolci Vin Santo con sentori di miele, carrube e datteri;
  • roditis, diffuso in particolare nel Peloponneso e a quote elevate. Spesso usato in uvaggi per la tipica nota speziata (in purezza può essere paragonato ad alcuni Riesling);
  • robola, probabilmente originaria di Cefalonia (Isole Ioniche), qui esprime vini concentrati e con note odorose di agrumi, mele cotte e prugne; si pensa sia l’antenata della ribolla gialla, introdotta in Italia dai Veneziani;
  • athiri, ottimo per produrre vini bianchi secchi freschi e non complessi. Nelle Cicladi è utilizzato anche per ottenere Vin Santo, mentre a Rodi spumanti metodo Classico, in assemblaggio con chardonnay, che si caratterizzano per sentori di ananas e pompelmo, nocciola e pane tostato;
  • malvasia o monemvasia, si trova solo nelle Cicladi (specie a Paros e Syros), dove dà origine a vini secchi o dolci, con accenti aromatici, floreali e fruttati. È l’antenata delle malvasie degli altri paesi mediterranei e prende il nome dalla città di Monemvasia, in Laconia, che in greco significa “unico passaggio” per via del ponte che la collega con la terraferma;
  • savatiano, diffuso nei climi aridi e assolati e soprattutto in Attica, dove trova le condizioni ideali per dare vini di discreta morbidezza, con note di fiori bianchi e pesca. È storicamente impiegato per la produzione di Retsina;
  • moskofilero, la varietà più coltivata, soprattutto a Mantinia (Peloponneso) dove è allevato a più di 700 metri sul livello del mare. È molto riconoscibile e apprezzato in tutto il mondo per i vini delicati, con vivace acidità e piacevoli note speziate e minerali.

Tra i vitigni greci a bacca nera si distinguono:

  • aghiorghitiko, il più diffuso, soprattutto nel Peloponneso, dove è utilizzato per produrre i celebri vini di Nemea, dal colore rubino intenso e note concentrate di prugna, ciliegia, liquirizia e cuoio;
  • xinomavro, letteralmente “nero e amaro”. Vitigno di grande qualità ma non semplice da coltivare e vinificare (soffre la mancanza d’acqua e tende ad avere alta acidità e tannino spigoloso), che cresce bene nel distretto di Naoussa. Si caratterizza per profumi di fragola, ciliegia, amarena, mirtillo, ribes nero… con il passaggio in barrique emergono cannella, liquirizia bianca, eucalipto, sentori minerali, frutta sotto spirito, lacca e caffè. Ha buona componente tannica e ottima persistenza. Spesso vinificato in assemblaggio a merlot o cabernet.
  • mandelari, è il vitigno più coltivato nelle isole dell’Egeo. A Creta, in particolare, dà origine a vini dai colori molto vivaci, profumi di frutti di bosco, freschezza e un tannino potente e ruvido, spesso “ingentilito” con la malvasia;
  • mavrodafne, originario di Patrasso, dove quasi esclusivamente si alleva, è fondamentale nella produzione dell’omonimo vino liquoroso caratterizzato dal colore viola denso e profondo, da intensi profumi di cassis e pepe nero, fiori rossi e ciliegia. Nelle isole dello Ionio è utilizzato nella produzione di alcuni vini secchi, in uvaggio con altri vitigni autoctoni;
  • kotsifali, diffuso sull’isola di Creta, si distingue per la produzione di vini interessanti da uvaggi con mandelari, syrah e carignan, per vini profumati di frutti di bosco e macchia mediterranea;
  • limnio, originario dell’isola di Lemno, è un vitigno a maturazione tardiva che può offrire vini concentrati, con profumi di mora e mirto, e una potente nota alcolica e tannini vigorosi. È spesso usato in uvaggio con varietà internazionali, per modularne il carattere;
  • gli internazionali cabernet, merlot e syrah.
uva greca vini greci

Come funziona il sistema di qualità dei vini greci?

Il sistema greco riconosce specifiche regioni vinicole, singole varietà di uve e procedure di coltivazione e di vinificazione come di qualità.

I vini greci si suddividono in:

  • Vini senza indicazione geografica;
  • Vini IGP, suddivisi in tre livelli (8 Vini regionali, 37 Vini di Distretto, 58 Vini di Area). Tra gli IGP si trovano i Vini a Denominazione Tradizionale (15 Retsina e la Verdea di Zante);
  • Vini DOP, divisi in due sottocategorie: 21 Denominazione di Origine di Qualità Superiore (OPAP) e 8 Denominazione di Origine Controllata (OPE).

Per ottenere la menzione “Riserva” in etichetta:

  • Il bianco deve avere almeno 2 anni di invecchiamento e un minimo di 6 mesi in botte
  • Il rosso deve avere almeno 3 anni di invecchiamento e un minimo di 6 mesi in botte.

Per ottenere la menzione “Gran Riserva”:

  • Il bianco deve avere almeno tre anni di invecchiamento e un minimo di 12 mesi in botte
  • Il rosso deve avere almeno 4 anni di invecchiamento e 2 in botte.

- Leggi anche: come si fa una degustazione alla cieca?

Quali sono le zone vitivinicole greche?

Le principali regioni vitivinicole greche sono 11: il Peloponneso, la Grecia Centrale ed Eubea (che comprende Attica e Beozia), il Dodecaneso, la Macedonia, la Tessaglia, la Tracia, l’Epiro, Creta, le Isole dell’Egeo, le Isole Ioniche e le Isole Cicladi.

Nel Peloponneso c’è quasi la metà del vigneto greco:

  • nella OPAP Nemea si produce un ottimo vino rosso, ricavato da aghiorghitiko, il cui tannino imponente viene levigato dal blend con cabernet sauvignon e merlot.
  • nella OPAP Mantinia, il moskofilero (che si coltiva fino a 1.000 metri sul livello del mare) offre gradevoli vini bianchi, con buona acidità, profumi di rosa e mela, pesca e pera, ottimi anche come base da spumatizzare. Il colore tende al dorato nelle vinificazioni più importanti, e il profumo si arricchisce di vaniglia e pane tostato, caramello e miele.
  • a Patrasso si vinifica il celebre Mavrodaphne di Patras, vino liquoroso ottenuto da almeno 50% di mavrodaphne con aggiunta di korinthiaki, uva a bacca nera autoctona di Corinto. Il colore è rosso rubino scuro; i profumi ricordano spezie, caffè, cioccolato, caramello e leggere note ossidate; dolce e persistente, con una leggera nota amarognola. Patrasso è famosa anche per la produzione di due vini OPE da moscato bianco: il Moscato Passito e il Moscato di Rione.

La Grecia Centrale e Isola di Eubea produce soprattutto Retsina, ottenuto da roditis e saviatano con aggiunta di resina di pino d’Aleppo. Si tratta del vino più famoso della Grecia, un vino da taverne ateniesi. Nella regione, oggi si producono anche vini ottenuti da uvaggi tra vitigni autoctoni e internazionali.

Nel Dodecaneso, in particolare a Rodi, si producono diverse OPAP (vini bianchi da athiri e rossi da mandelari, qui chiamato amorgiano), e OPE da moscato bianco, molto aromatiche. Dai vigneti in altitudine (fino a 1.200 metri) si ottengono vini di alta qualità, tra cui spumanti metodo Classico (da athiri e chardonnay).

Macedonia, Tessaglia e Tracia sono nella zona nord-orientale della Grecia: qui prevalgono vitigni a bacca nera xinomavro, cabernet sauvignon e limnio:

  • In Macedonia, l’OPAP Naoussa produce un vino da xinomavro dal colore molto intenso, con profumi minerali e di sottobosco, frutta sotto spirito, lacca e caffè, in grado di mantenere la freschezza a lungo negli anni, sapido e non troppo tannico. La OPAP più celebre della regione è Playes Melitonos (Côtes du Meliton) dove l’autoctono limnio è spesso impiegato in uvaggio con cabernet sauvignon e cabernet franc. Infine, sul Monte Athos, la OPAP Agioritikos è di quasi esclusiva proprietà del monastero Hourmistas, dove si coltivano cabernet sauvignon e limnio.
  • In Tessaglia, si distinguono la zona di Tirnabos (con molte uve da tavola) e la OPAP Rapsani, ai piedi dell’Olimpo, con vini rossi da xinomavro, trassato e stravoto.
  • Nella Tracia, i vini Pagghioritiki sono ottenuti da roditis assyrtiko, cabernet sauvignon e merlot. I bianchi sono freschi e semplici, i rossi piuttosto strutturati.

L’Epiro è la parte più fredda e montuosa della Grecia. Alle pendici del monte Pindus si produce Zitsa, uno dei pochi vini frizzanti del Paese: è un OPAP bianco di qualità dal vitigno locale debina, anche nella versione spumante. La Denominazione attorno a Metsovo produce invece vini robusti da cabernet sauvignon.

A Creta la produzione si concentra sulla rasaki senza semi (uva passa sultanina molto dolce) e sulle uve da tavola. A nord dell’Isola, dove i monti proteggono i vigneti dai caldi venti africani, si coltivato uve per vini di qualità. Le OPAP dell’isola sono 4: nella città di Sitia si producono sia vini bianchi freschi e profumati da vilana e thrapsathiri sia vini rossi da liatiko; Dafnes produce vini rossi da liatiko; Peza vini bianchi da vilana e rossi da kotsifali e mandelari; Archanes ottiene vini di media struttura da kotsifali e mandelari.

Samos (Isole dell’Egeo) è celebre per l’omonimo moscato, da uve à petits grains coltivate su terrazze che, dal livello del mare, arrivano fino a 800 metri di altitudine. Per questo motivo, qui il vino matura tra la fine di agosto e ottobre inoltrato, con vendemmie dilatate. Il Moscato di Samos ha un gusto fresco e dinamico: è aromatico, dolce e fruttato, con fiori d’arancio, pesca gialla e albicocca. Sull’isola di Lemnos, oltre al vino rosso da limnio, si producono vini dolci da moscato di Alessandria che, alle sfumature floreali e fruttate, aggiungono note muschiate.

Nelle Isole Ioniche il vitigno più importante è la robola di Cefalonia, ottima per la produzione di vini secchi e dolci liquorosi. Si distinguono due OPE: il rosso Mavrodaphne di Cefalonia e il bianco liquoroso Moscato di Cefalonia. La Verdea di Zante è invece un vino a Denominazione Tradizionale.

Le Cicladi producono sia eccellenti vini bianchi (da assyrtiko, athiri, aidani e malvasia) sia rossi da mandelari, spesso smorzati con uve a bacca bianca.

L’OPAP di Paros è celebre per vini bianchi da malvasia e rossi da mandelari.

A Santorini si distingue una OPAP da assyrtiko, aidani e athiri. Ma la parte del leone è del Vin Santo o Vino di Xantos: è in genere ottenuto da assyrtiko, athiri e aidani, esprime note affumicate e minerali, di frutta candita, nocciola e vaniglia, oltre a un sapore fresco e piacevole. Nell’isola si produce anche un altro noto passito, il Liastos, da assyrtiko e aidani.

Come abbinare il vino greco?

Abbinamento territoriale per i vini bianchi della Grecia

I vini freschi a base di Moskofilero (simile al moscato) si abbinano splendidamente con la moussaka (sfornato di melanzane).

L’Assyrtiko delle Cicladi, specie nelle sue versioni più strutturate, trova un abbinamento perfetto con le dolmades (foglie di vite ripiene di riso e carne trita).

Per chi vuole osare, il Retsina dell’Attica si accompagna alla celebre ed estiva insalata greca (horiatiki), in cui la feta è servita con pomodori, cipolle, peperoni, cetrioli e olive nere e condita con lo tzatziki, a base di yogurt, cetrioli e aglio.

Abbinamento territoriale per i vini rossi della Grecia

I vini rossi, come per esempio il Nemea del Peloponneso, si sposano con il souvlaki, tradizionali spiedini di agnello.

- Leggi anche: come abbinare cibo e vino

Abbinamento territoriale per i vini dolci della Grecia

Il vino dolce greco si abbina perfettamente ai dolci a base di pasta sfoglia: la Malvasia è da provare con la baklava (mandorle tritate e miele), il Vin Santo di Santorini con galaktoboureko (con la crema), kataifi (con mandorle tritate e sciroppo), con kourambiédes (biscotti con frutta secca e miele).

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