Tutto quello che c'è da sapere sullo Champagne

Tutto quello che c'è da sapere sullo Champagne

Champagne: un vino e un territorio, una storia e un mito globale. E centinaia di milioni di bottiglie prodotte ogni anno. Ecco tutto quello che c’è da sapere sullo Champagne.

Tra gli appassionati e gli esperti dell’eno-mondo si dice, giustamente, che un vino è lo specchio del clima e del terreno della zona da cui proviene, dei vitigni impiegati e delle tecniche vinicole applicate. È il concetto di terroir. Ecco, in nessun luogo al mondo come in Champagne, vino e territorio creano una sinergia dal fascino inossidabile, che si ritrova in modo così limpido dentro il calice.

Le condizioni pedoclimatiche e il carattere delle uve giocano un ruolo importante, ma c’è di più. Oltre al ben noto savoir faire, quello che ha contribuito a far vincere tante sfide allo Champagne è stato il senso di appartenenza, ben presente in passato nei primi vigneron e ancora presente oggi nelle piccole e grandi maison. Questo ha creato una linea di forza trasversale ai produttori delle bollicine più famose del mondo, dando stimoli sempre nuovi, determinanti anche per superare la concorrenza agguerrita di realtà emergenti.

Breve storia della viticoltura in Champagne

I primi vigneti nello Champagne risalgono IV secolo d.C. e si devono all’espansione della viticoltura dalla Francia meridionale, favorita dai romani. Tra il XIII e il XV secolo si verifica una grande espansione della coltivazione dei vitigni a bacca nera nei villaggi di Mailly ed Epernay: il confronto impari, però, con i vini di Bordeaux e Borgogna portano al declino del vino rosso in Champagne. La svolta avviene nel Seicento quando i vignaioli cominciano a produrre con grande cura vini bianchi da uve a bacca nera (quelli che oggi chiamiamo i Blanc de Noirs) freschi e frizzanti. Il successivo passaggio dall’uso delle botti di legno a quello delle bottiglie di vetro per il trasporto del vino, favorisce il mantenimento dell’effervescenza. Questa spinta si deve a Dom Pierre Perignon (mitologico padre del metodo champenois, appunto), nelle cantine di Hautervilles. Il monaco benedettino studia lo sviluppo della vite, lavora al concetto di assemblaggio selezionando con cura le uve da miscelare prima della pressatura, cercando di ottenere un vino sempre più limpido, travasandolo al momento giusto e ricorrendo al tappo di sughero per trattenere la spuma. Così inizia la leggendaria storia dello Champagne.

Clima e terreno della Champagne

Adagiati sulle colline dei dipartimenti della Seine et Marne, Aisne, Marne Aube e Haute Marne, i vigneti della Champagne si trovano a 49,5° di latitudine nord, una condizione estrema per la viticoltura. Il clima è oceanico con influenze continentali e la temperatura media annua è di poco superiore a 10° C, mentre tra luglio e gennaio sale a 16° C. L’insolazione è concentrata tra luglio e agosto, i mesi più importanti per la lenta maturazione delle uve, il che porta nel vino una vivace acidità, regalando profumi intensi, fragranti e fruttati. Le piogge sono moderate e ben distribuite nei diversi mesi. Il terreno è generalmente argilloso e sabbioso, su un sottosuolo ricco di gesso: questo è un elemento determinante per la coltivazione della vite, perché si comporta come un perfetto regolatore termico e idrico e non permette il formarsi di eccessi di umidità. Si tratta della craie, famoso gesso dello Champagne: una roccia friabile e farinosa, composta da microrganismi fossili marini, risalente al Cretaceo Superiore (cioè quasi 100 milioni di anni fa).

La filosofia produttiva

Un grande vino nasce da grandi uve: questa, la filosofia produttiva dello Champagne. I grappoli sono trattati con cura e competenza, con raccolta manuale e successiva pressatura soffice. La resa della pressatura è regolamentata: da 4000 kg di uve si possono ottenere al massimo 2550 litri di succo. Questo, dopo una prima chiarificazione, è avviato alla fermentazione (separata in base ai diversi vitigni), che si attiva tra novembre e gennaio. In base alle scelte della maison, il vino può essere poi sottoposto alla fermentazione malolattica, cui segue l’assemblaggio di diversi vini-base per creare la cuvée, una perfetta fusione dei caratteri di uve, territori e annate diverse. Solo se le uve provengono da un’unica annata, l’etichetta riporterà il termine millesimé. 

Una nota sulla malolattica: farla o meno è una scelta della cantina ma non è univoca. Ci sono anche maison che la fanno parziale o che assemblano vini che l’hanno svolta con altri che non l’hanno fatta. La maggior parte tuttavia opta per il sì alla malolattica.

Zone vinicole dello Champagne

Le principali zone vinicole dello Champagne sono:

  • Vallée de la Marne: il terreno argilloso favorisce la coltivazione del Pinot Meunier, che in questi vigneti riesce a offrire vini ricchi di acidità fruttata, con sentori di pera, mela e pinolo.
  • Montagne de Reims: è dominata da un sottosuolo di gesso coperto da affioramenti di argille, dove il Pinot Nero si trova perfettamente a suo agio e riesce a esprimere un grande potenziale in acidità, un profumo di incredibile eleganza, con note minerali e di ribes bianco.
  • Cote des Blancs e de Cezanne: hanno terreni ricchissimi di gesso puro con affioramenti di un’argilla particolare, presente solo in queste zone. Questo habitat è ideale per lo Chardonnay, che qui raggiunge i massimi livelli di raffinatezza, corredato da eleganti profumi floreali e agrumati ed elevata freschezza, mineralità e sapidità.
  • Aube: a sud, vicino allo Chablis. In un terreno calcareo miscelato con argilla, torna a regnare il Pinot Nero, che qui dà vini con un’acidità meno elegante rispetto a quella dei vini della Montagne de Reims, un tono vegetale più marcato e una nota piuttosto frequente di bacche selvatiche.

I vitigni e i vini dello Champagne

I tre vitigni coltivati nello Champagne sono:

  • Chardonnay: copre circa il 29% della superficie vitata totale. Si esprime con un colore giallo verdolino, un profumo sfaccettato con note di agrumi e fiori di biancospino e acacia, lime, ananas, avvolte in un raffinato soffio minerale, un gusto fresco e vivace. Questi, i tratti principali di questo vitigno che regala finezza, eleganza e una discreta preposizione all’invecchiamento.
  • Pinot Nero: l’uva più coltivata, che occupa il 38% dei vigneti dello Champagne. Regala sentori di ribes bianco, note minerali e profumi vegetali.
  • Pinot Meunier: copre il 32% della superficie vitata e si esprime con ricche note fruttate, soprattutto di pera e pesca bianca, pinolo e banana matura: offre anche una buona morbidezza e acidità.
  • Arbane e Petit Meslier: coltivati in piccolissima parte nell’Aube, offrono una freschezza incisiva e asprigne note fruttate, ormai pressochè abbandonate perché raramente in grado di dare risultati soddisfacenti.

Come abbinare lo Champagne

Per la sua eleganza e la grande versatilità, lo Champagne è un vino abbinabile con grande facilità. In particolare, ecco i nostri abbinamenti suggeriti:

  • pesce leggermente affumicato (salmone, trota o anguilla) servito su pane tostato, in paté, cotto a vapore o marinato su mini spiedini o stecchi (branzino, orata, salmone…), tarama, blinis di uova di trota o salmone;
  • crostacei (cozze, frutti a guscio, lumache di mare) e gamberetti spadellati appena salati;
  • crudités di verdure (pomodori ciliegini, radicchio, bastoncini di carote, sedano, indivia…)
    accompagnate da una salsa a base di formaggio bianco o di yogurt con una punta di erba cipollina, dragoncello, prezzemolo e menta;
  • tempura di verdure;
  • fegato d'oca su toast di pain d'épices, spiedini di prosciutto all'osso con ananas, prugne e bacon.